Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, ospite per la prima volta in Abruzzo

Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, ospite per la prima volta in Abruzzo
Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, ospite per la prima volta in Abruzzo
Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, ospite per la prima volta in Abruzzo
Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, ospite per la prima volta in Abruzzo
Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003, ospite per la prima volta in Abruzzo

Il mare. La quiete. La pace. È in questa atmosfera suggestiva, in un luogo che sembra fuori dal tempo, in un’epoca lontana, fatta di nobiltà, che il 20 maggio 2016 Villa Estea, antica residenza storica della famiglia D’Avalos, ha avuto l’onore di ospitare chi la pace l’ha urlata e la continua ancora a urlare, a voce alta, contro tutto e tutti.

Contro un governo dove religione e politica sono una cosa sola, in cui i diritti umani spesso non vengono considerati, e la giustizia sociale non esiste; contro chi la minaccia di morte, ma lei continua ancora a usare tutte le armi che può per testimoniare le ingiustizie del suo paese. Un paese, l’Iran, dove nonostante tutto, il movimento femminista è forte, e di cui lei ne è il simbolo: Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003. Lei è stata il primo magistrato donna in Iran, e la prima donna iraniana e musulmana ad ottenere questo riconoscimento così importate, che in qualche modo la riscatta da anni di ingiustizie sociali e di battaglie.

“Il terrorismo si combatte con i libri”; “fa ciò che è giusto”; “invece di lanciare bombe, bisognerebbe lanciare loro libri”: su queste basi Shirin Ebadi lotta da anni contro le ingiustizie sociali, contro l’analfabetismo delle zone del Medio Oriente dove si sviluppano cellule terroristiche, dove portare il velo diventa un fatto politico, non solo religioso.

Nel suo libro “Finchè non saremo liberi: Iran, la mia lotta per i diritti umani”, il Premio Nobel per la Pace rende testimonianza di ciò che il popolo iraniano ha sopportato nell’ultimo decennio: nonostante questo, il suo testo è pervaso da un senso di profonda speranza, dato dal movimento degli studenti, dalle femministe e dai lavoratori, che vogliono uno stato separato dalla religione.

“La pace può esistere solo se poggia su due pilastri: la democrazia e la giustizia sociale”: è questo il concetto chiave che Shirin Ebadi esprime nella prefazione al libro illustrato “Viaggi senza frontiere”, a cura di Marisa Paolucci, realizzato per l’occasione del convegno tenutosi a Lanciano (Ch) il 20 maggio 2016. Il comune di Torino di Sangro (Ch) ha fatto di Shirin Ebadi cittadina onoraria e Villa Estea l’ha ospitata per l’occasione: da qui ha potuto ammirare uno dei paesaggi più belli di tutto l’Abruzzo, la Costa dei Trabocchi, dove tutto è incontaminato e dove la pace e la bellezza si fondono creando un’atmosfera di pura serenità.